Vorrei cucirti addosso un attillato specchio su cui riflettermi

Teatro di queste storie è la laguna di Venezia dove, anche se non siamo ai Caraibi e non ci sono gli squali, operano, comunque, varie specie di “fauna” se non così aggressive altrettanto esotiche: i guru da scoglio capaci di rimanere immobili, apparentemente inanimati, sotto l’abbraccio del sole, dall’alba al tramonto, le anoressiche d’assalto: capaci di nutrirsi con uno yogurt naturale ogni due giorni, i rematori fantasma che appaiono e scompaiono all’orizzonte come arcobaleni, i gays appassionati che spuntano come lemuri dai cespugli della spiaggia degli Alberoni alla ricerca di materia prima e poi i ciclisti folli dai testicoli evaporati, i nudisti appassionati pienamente appagati nel trionfo del loro colore uniforme, i sognatori incalliti i cui pensieri formano le nuvole di vento richiamanti gli avventurieri standard fuori rotta. E’, dunque, qui che scoccano come scintille questi racconti, dentro e appena fuori alla foresta acquea che circonda il Lido di Venezia, San Pietro in Volta e Pellestrina, Cavallino, Jesolo e Venezia. Racconti leggeri, aerei, liberi come cormorani nel cielo, che proprio come questi uccelli pescatori, di tanto in tanto, si immergono nell’acqua.

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