ACQUA DI PIETRA

 

Estratto dal capitolo 7

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Si camminava guardando sempre verso l’alto come degli idioti e controllando, in ogni momento, la distanza dal rifugio più vicino perché, quando si scatenavano gli elementi, bisognava ripararsi e farlo velocemente. Pochi minuti potevano fare la differenza tra la vita e la morte. Quando tutto cessava, si redigeva l'elenco dei morti come fosse un bollettino di guerra.

Al di fuori del periodo dei Tre mesi della libertà aerea animali ed esseri umani venivano sistematicamente massacrati dalla violenza degli uragani che colpivano ovunque e senza preavviso: piante e alberi secolari erano sradicati da terra e sollevati fino a decine di metri di altezza. C'erano tempeste accompagnate da piogge e grandinate così violente che erano state soprannominate "falci d'acqua" perché falciavano le persone come fossero fili d’erba in un prato. Le alluvioni potevano trascinare le auto per chilometri come fossero dei giocattoli e il vento furioso staccare i tetti delle case portandoli via come fossero fogli di carta. Chi non trovava più la propria casa continuava a cercarla, incapace di accettare che fosse il cumulo di calcinacci che aveva davanti agli occhi.

L'uragano era come un esercito di predoni che razziava tutto quello che incontrava nel suo cammino. La furia del vento s'impossessava delle lenzuola e dei vestiti stesi ad asciugare e li portava con sé, a volte perfino strappandoli di dosso alle persone. Quando la tempesta trovava una finestra aperta o chiusa male entrava dentro la casa e prendeva tutto quello che poteva: sollevava le coperte, i tappeti, i quadri, addirittura i materassi, e li portava a spasso come tappeti volanti. Le raffiche impetuose s'insinuavano ovunque producendo fischi, ululati e strani suoni che assomigliavano a dei sussurri umani. Non mancava chi affermava che il moloch d'aria fosse una punizione divina e quelle strane parole scandite dal vento fossero di Dio, di Yahveh o di Allah, e rivelassero dei significati misteriosi che i devoti credevano di poter interpretare.

Quando il tornado trovava case accuratamente sigillate e inviolabili, risucchiava nel suo vortice ogni cosa che sporgeva all'esterno o che non fosse stata adeguatamente fissata: portava via le tegole dai tetti, interi comignoli, grondaie e antenne, e scagliava ovunque tutto quello che raccoglieva. Pareva d'essere attaccati da una flotta aerea dotata di catapulte invisibili poste tra le nuvole.

A Venezia, dopo il passaggio del ciclone, nell'acqua dei canali si vedeva galleggiare di tutto e tra le barche rovesciate affioravano cadaveri di cani, gatti, uccelli ed esseri umani.

Chi era sorpreso dalla furia degli elementi, mentre si trovava in barca nel mezzo della laguna, cercava di ormeggiarsi a qualche briccola, se non ci riusciva agli scalmi della barca stessa. Si provava di tutto per non essere portati via dalla furia del vento e non farsi rubare la vita.

Una volta, alla fine di una tempesta, Amore vide dalla finestra di casa sua un uomo e il suo cane legati con una corda a una barca rovesciata, annegati insieme e ancora stretti tra loro, mentre venivano portati via dalla corrente del canale. Quando andava in Terraferma, nell'entroterra veneziano, portava sempre con sé lo zaino dentro il quale aveva gli stivali bionici. Con quelli, all'occorrenza, poteva muoversi velocemente e, se fosse stato sorpreso allo scoperto da una tempesta, gli avrebbero consentito di raggiungere rapidamente il rifugio più vicino.

Invece, chi utilizzava l'auto o un qualsiasi altro veicolo aveva a bordo un giubbotto airbag, chiamato balloon, dotato di una fune e un gancio. Attivando il suo meccanismo di gonfiatura, in un attimo si creava una sfera protettiva d’aria intorno al corpo della persona che lo indossava. Gli automobilisti che non riuscivano a raggiungere il rifugio più vicino, dopo aver abbandonato il mezzo sul posto, indossavano il balloon agganciandosi a uno dei robusti anelli fissati lungo i bordi delle strade e presenti ormai in tutte le città. Non c’era mai una dinamica precisa durante una tempesta, perchè dipendeva dall'intensità del vento e dai vortici improvvisi e inarrestabili che si potevano creare.

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