Il tarlo che mi ossessiona ha un martello pneumatico in bocca e, trionfante, mi fa fuori un milione di neuroni ad ogni ciclo di tumb tumb tumb della punta.

Alex è un avvocato disilluso, single e moderatamente donnaiolo. Paladino degli ultimi e delle cause perse, segue la massima del carpe diem. Inpiegabilmente è portato alla ribalta da una giornalista che gli dedica un articolo canzonatorio. E non solo, la penna malefica lo contatta proponendogli di cenare assieme perchè desidera conoscerlo personalmente. Accetta l'invito ma la serata, fin dal primo momento, suscita disagio in Alex: qualcosa di quella donna gli ricorda una persona molto pericolosa conosciuta durante la sua adolescenza, quando viveva in un'altra città.

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(Manoscritto ripescato dal fondo di una scatola per scarpe. Scritto in un piccolo e insipido appartamento di Mestre nel novembre del 1994, in una fase di vita malamente imbrigliata che appariva irreversibilmente nera, sessualmente immorale e sentimentalmente anoressica).