Il gioco delle vertigini - breve estratto dal cap. 6

★★★

Il prigioniero, seduto nell'erba, legato all'albero, pensò che la sensazione di non sentire più dolore era bellissima, e s'illuse, chissà perché, che la tortura fosse finita così, che l'aguzzino fosse stato, finalmente, appagato e che l'avrebbe liberato in quella sperduta campagna lasciandolo dolorante, pieno di lividi, terrorizzato ma, fisicamente, integro.

Mentre aveva questi pensieri, sentì degli schiocchi nell'aria, dei rumori secchi: l'aguzzino percuoteva l'aria con qualcosa di leggero e produceva dei rumori che gli ricordarono, vagamente, le scariche dei fulmini. Comprese che stava maneggiando una frusta.

I colpi calarono improvvisamente sul suo corpo, violenti e dolorosi come se la sua carne venisse squarciata da lame affilate. Mentre le bastonate si distribuivano sulla pelle e trasmettevano il dolore all'interno del suo corpo, le frustate gli laceravano la pelle e gli davano un insopportabile dolore superficiale.

Dopo poche frustate, a causa del lancinante dolore, perdette i sensi e, quando si svegliò, avvertì una sensazione strana: le sue mani erano dentro qualcosa di morbido ed elastico, ma di cui non capiva la natura, e di cui non poteva sentire l'odore, per via del sacco di nylon che gli aveva stretto con del nastro adesivo, intorno al volto e fino alla base del collo. Sentiva i rivoli di sangue che colavano dalle numerose lacerazioni che le frustate gli procuravano sulla pelle di tutto il corpo, che lo facevano gemere e sussultare. Il bruciore delle lacerazioni era continuo, violento e insopportabile: pensò che l'aguzzino dovesse avergli sparso del sale sulle ferite.

Improvvisamente sentì abbaiare e ringhiare e intuì che gli stava aizzando contro un cane. Cominciò a sentire le gocce di sudore che gli colavano copiose lungo tutto il corpo, che si mescolavano ai rivoli di sangue. Pensò che il cane avrebbe sentito l'odore dell'adrenalina che circolava dentro di lui, e si sarebbe eccitato ancora di più. L'adrenalina correva dentro il suo corpo veloce come una macchina di formula uno, lo stava percorrendo tutto, accelerava veloce dentro le sue vene, come attraversando un circuito automobilistico, dotato di curve e rettilinei.

Il cane era incatenato a un albero vicino. L'aguzzino, poco per volta, gli allentava la catena e lo faceva avvicinare alla vittima, ormai ridotta a un ammasso sanguinolento.

La vittima improvvisamente fu consapevole di un fatto: le sue mani erano state avvolte da qualcosa che, evidentemente, emanava nell'aria un odore che stava facendo impazzire l'animale. Si mise a piangere come un bambino e a chiedere pietà… ma dalla sua bocca, bloccata dal nastro adesivo, usciva soltanto un incomprensibile mugolio. Anche se non poteva sapere esattamente dentro cosa fossero state messe le sue mani, aveva capito il principio: erano state trasformate in un ghiotto boccone...