Tratto da "Floating"

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Ci stendemmo sull’erba alta e verde.

Erika, che si stese bocconi prima di tutti, diventò un doppio cuscino per Giuggie e per Umberto che, sdraiandosi supini, si aggiudicarono una natica a testa del suo splendido culo. La natura l’aveva attrezzata per far fumare le marmitte dei desideri: il suo corpo e il suo volto avevano quell’armonia, quei guizzi, quel movimento che le davano una sensualità naturale e congenita.

La pelle del volto liscia come quella di una bambina di dieci anni, assieme ai lineamenti minuti, le labbra carnose, le guance su cui spesso si stagliavano due pomelli rossi, le davano un’inquietante aria infantile.

Ma il suo corpo – la sua persona tutta – era una bella barca alla deriva senza nessuno al timone, una libellula in volo senza direzione, una bolla di sapone alla mercé dei flussi aerei.

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Con noi aveva un ruolo preciso, era la nostra femmina!

E le piaceva questo senso stupendo di provvisorietà, questo tempo che la sembrava avvolgere in una gaia nuvola iridescente, il culto semplice di questa libertà dei sensi.

Drammaticamente essenziale, disinibita, vulnerabile.

Se un maschio le chiedeva, anche direttamente, di fare l’amore, se le piaceva, cioè praticamente sempre, dopo un secondo lo facevano, spesso impudicamente, lì davanti a tutti.

E a volte i giochi d’amore si consumavano in partite con più partecipanti contemporaneamente.

“Sto bene con voi.”

Con noi scoprì la forza del desiderio, il sesso e il suo potere. Tramite cui sentirsi importante.

“Vi amo tutti ragazzi, anche voi ragazze, amo tutto il mondo!

Ma tu Alex, perché non fai l’amore con me? Sei l’unico!”

“Il fatto è che devo studiare, un maschio diventa debole dopo, perde tutte le energie, poi apro i libri e non capisco più niente.”

Altre volte, prima che le rispondessi, intervenivano gli altri ragazzi:

“Lui, il suo lui, se l’è svitato e l’ha riposto in soffitta, se lo ri-avviterà quando troverà l’anima gemella.”

“Baciamoci Alex, almeno questo!”

La baciavo.