Breve estratto dal cap. "La danse"

Amo l’estate con le sue nuvole di chironomidi lucenti, adoro l’inverno con le sue distese plumbee in cui m’intingo come un biscotto, della primavera godo dei ciliegi e dei meli in fiore. Non ho la coda e cammino a due zampe, eppure estasiato ascolto i miagolii dei gatti in amore, perfino a volte mi pare di avvertire l’odore delle cagne in calore e vorrei abbaiare come i maschi di dobermann o di pastore tedesco. Sono migliaia le cose che mi piacciono in questo tempo e questo voglio dire. Ogni momento va bene, ogni stagione mi pare gradevole.

Siamo in autunno adesso e intorno a me non ci sono cadute di nessun genere. Perfino le foglie sono verdi negli alberi del giardino e dalle pareti della stanza da letto non fanno che sbocciare fiori. Ho sotto i coglioni dei cespuglietti di quadrifogli iridescenti, di notte li metto fuori della finestra e do delicate coordinate alle falene.

Questa è la casa del lume acceso, dei sogni pindarici, della moltitudine di colori, dell’estasi perpetua, dove il groviglio dei pensieri si estende su per la rampa delle scale prendendo la spinta dal lucernario sempre aperto sotto la luna da cui raccogliamo il succo dei suoi raggi corroboranti la mattina seguente.

Dove scrivo, un metro sopra, due tortore hanno il nido, a volte paiono incuriosite, le vedo attraverso il vetro della finestra, fanno frullare le ali, sbattono col becco contro il vetro, perfino, pur di guardarmi.

Mi piace.

……..

 

click: